La Famiglia: il lavoro e la festa
La Famiglia: il lavoro e la festa

30 maggio - 3 giugno 2012

Suor Beretta: ecco l'accoglienza di Milano

Intervista alla religiosa impegnata nell'accoglienza di famiglie straniere disagiate e nel loro accompagnamento per una integrazione sociale nella città

Suor Ancilla Beretta, dell'Associazione Nocetum (www.nocetum.it)Milano si sta preparando al VII incontro mondiale della Famiglia dove verranno accolte molte famiglie straniere. La storia di Nocetum è legata proprio all’accoglienza verso le famiglie straniere….«A Nocetum abbiamo sempre accolto famiglie in difficoltà. Ricordo che nel 2003 la prima accoglienza è stata di una famiglia Sud americana: papà, mamma e bambino. Faceva molto freddo quella sera e zuppi di pioggia chiedevano un letto per passare la notte. Allora l’unico posto disponibile era la stalla nella vecchia cascina fatiscente. Oggi è ristrutturata per accogliere le famiglie. Pochi giorno dopo era Natale e ci siamo trovati con la prima famiglia accolta a vivere un Natale anche per noi molto diverso. Dopo questa accoglienza casuale, se ne sono aggiunte altre famiglie, a volte spontaneamente ma non abbiamo fatto differenza di Paesi o nazioni o provenienze. In particolare soprattutto famiglie con bambini piccoli perché le difficoltà sono maggiori. Abbiamo accolto famiglie provenienti da ogni parte del mondo: Sud America, Africa, Asia, Europa. In cascina c’è sempre spazio per la famiglia. Dalla prima famiglia accolta nella stalla. Quando l’ambiente non era ancora ristrutturato, alla famiglia ospitata come rimborso non chiedevamo  soldi ma la possibilità che loro sistemassero la stanza dove avrebbero abitato. Si comprava il materiale e lavoravano. Tra loro c’erano anche esperti in muratura»

D. Quante famiglie avete accolto ?  «Il conto delle famiglie accolte sono a oggi circa 130. Attualmente abbiamo ancora famiglie che provengono dall’Europa dell’Est: Romania, Bulgaria, Ucraina, dall’Egitto, dal Pakistan, dalla Nigeria, dall’Eritrea e dall’America latina con bambini piccoli. In questi giorni tra l’altro stiamo ospitando due famiglie ciascuna con tre figli piccoli»

D. Che tipo di accoglienza fate a Nocetum ? «E’ un’accoglienza per un inserimento verso l’autonomia della famiglia. In primo luogo “curiamo” il disagio. Il più delle volte , per motivi diversi, arrivano con situazioni umane disastrate. E’ lì che prima di tutto tentiamo, con l’aiuto di Dio di guarire le ferite interiori. Questo significa che ci sono corsi di alfabetizzazione, corsi di lingua italiana, di avviamento al lavoro. Ma anche insieme alla famiglia, la ricerca della casa. Questo perché la famiglia, dopo l’esperienza di Nocetum, possa andare in autonomia in un appartamento. Sappiamo che non è un cammino facile, per questo siamo supportati da assistenti sociali e da circa cinquanta volontari. A volte sono mamme, a volte famiglie che supportano un po’ il cammino difficile. La famiglia italiana che si da al volontariato aiuta il cammino più difficile della famiglia accolta. Per ogni famiglia i tempi sono diversi. A volte sono brevi, a volte più lunghi. Recentemente abbiamo aiutato per molto tempo una famiglia dove la madre si era ammalata, con l’aiuto dei volontari la sua situazione è stata superata positivamente.

D. Quali sono le difficoltà che la famiglia straniera incontra quando desidera integrarsi in una città come Milano?   «Si rende per loro indispensabile la conoscenza della città e la sua vita! Anche su questo facciamo degli interventi chiamando degli esperti che illustrano come a Milano funziona la viabilità, che tipo di servizi offre a livello sanitario, scolastico e formativo. Come la ricerca della casa, che è un lavoro duro e faticoso. Credo sia uno dei problemi più grossi che incontriamo. A volte la famiglia può essere pronta a vivere in autonomia ma non ha casa. Per questo lavoriamo anche con le istituzioni per la ricerca di una sistemazione alla famiglia. Da parte dei volontari ci sono famiglie italiane che aiutano quelle straniere ed entrano in contatto con loro. E’ un passo bello e significativo per entrambe le famiglie. Attualmente stiamo vivendo una bella realtà di due famiglie italiane che supportano queste famiglie straniere e i loro bambini, insieme si aiutano e trovano una comunicazione positiva per entrambi. Le straniere non si sentono più tanto straniere e le italiane si sentono un po’ più aperte»

D. Insieme all’accoglienza delle famiglie Nocetum porta avanti una sensibilizzazione verso l’ambiente, la natura e il creato. Temi che ultimamente anche la Chiesa propone con incisività. Creare una cultura, una mentalità di maggior rispetto verso il creato non crede sia importante?  «Uno degli aspetti importanti del nostro statuto è la salvaguardia del Creato. Quando siamo capitati a Nocetum ci siamo accorti che mettevamo piede in un luogo carico di storia e la chiesetta conservava affreschi del 1200- 1250. Il luogo abitato allora da contadini e la chiesetta diventata ripostiglio degli attrezzi di campagna era sconosciuta  alla gente del quartiere. Oggi il luogo ha cambiato faccia. E’ diventato un posto bello dove la gente ritorna volentieri. Continuiamo la ricerca coadiuvate da Università, Enti di ricerca, realtà del terzo settore. Dal 2000 facciamo parte del Gruppo di lavoro “Custodia del Creato” della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e dal 2009 siamo anche stati scelti come Caso Studio per una Ricerca legata all’Onu sulla Crisi della Città. Ogni anno, verso ottobre, organizziamo insieme ad altre realtà del territorio la Festa del creato. Da qualche anno collaboriamo con la Parrocchia di SS. Michele e Rita prevedendo un momento in Piazza Gabriele Rosa, coinvolgendo tutto il quartiere. Alcune ospiti e non trovano la dimensione della campagna qui a Nocetum perché, a suo modo, è un po’ campagna nella città. I bambini vivono con molta più libertà gli spazi esterni. Tante volte abbiamo notato, soprattutto nei bambini stranieri, più che rispetto della natura c’è la confidenza, per loro un fatto più abituale. Sono proprio le nostre famiglie italiane che insegnano il rispetto ai bambini. Come le famiglie straniere insegnano ai bambini delle famiglie italiane e questa è già un’integrazione gli uni con gli altri»

D. Forse si richiamano vicendevolmente al rispetto della natura….«Per noi che siamo qui è importante e fondamentale perché a volte scopriamo come germogliano dei semi spontanei. Gli alberi che circondano la cascina sono cresciuti spontaneamente. Appena arrivati abbiamo liberato il terreno dalle macerie e sono spuntati fiori e aiuole di rose. Il rapporto con la natura è molto vivo e viene comunicato ai nostri ospiti»

D. O l’impressione che le nostre comunità parrocchiali abbiano qualche problema con la festa, cosa che non succede a Nocetum perché da molti anni organizza la Festa del creato e non solo…. «La festa per noi è importante e ne facciamo parecchie, sia perché a calendario della vita di Nocetum ci sono altre feste»

D. Quali sono?   «Ogni anno organizziamo la festa del Borgo a maggio ( S. Filippo e Giacomo ), ad ottobre la Festa del Creato, organizziamo anche la festa di Natale invitando tutte le persone ex ospiti, famiglie che tornano anche a Pasqua che si uniscono alle famiglie nostre per non rimanere sole. Altra occasione di festa è quella di Happy Hour multiculturali»

D. Di cosa si tratta?   «Si propone di favorire l’incontro e uno scambio culturale tra persone e famiglie di diversi popoli. In ogni incontro viene posta in rilevo una particolare etnia che presenta una testimonianza e/o un’espressione ludica/artistica della propria terra e cultura (ad es. filmati, musica e danze, lettura di poesie e brevi racconti). Particolare rilevo viene dato all’aspetto dell’alimentazione: ogni etnia cucina un piatto tipico della sua terra e fornisce la ricetta ai presenti. Il Progetto è nato dal desiderio di far conoscere le nostre famiglie straniere ospiti di Nocetum alle famiglie italiane del territorio e non. Per la Festa del Creato dal 2010 abbiamo pensato di organizzarla in modo diverso, in condivisione con la Parrocchia. Dopo una para liturgia ispirata dal discorso del Papa (seguendo un’idea di Giovanni Guzzi per i Dialoghi della Pace), e celebrata nella chiesa parrocchiale, abbiamo organizzato la festa in allegria in piazza Gabrio Rosa. L’anno scorso, alla vigilia della festa, da parte di bande di giovani teppisti c’erano stati episodi di violenza nella piazza verso i vigili urbani. Aggressioni che si verificano spesso. Noi abbiamo voluto recuperare il senso della piazza, cioè riviverla nel senso della festa. Ricordo che la piazza sin dal giorno prima era stata pattugliata dalle forze dell’ordine. La giornata era splendida di sole. La gente dei palazzi vicini all’inizio guardavano curiosi dalle finestre, poi si sono uniti a noi dove offrivamo una merenda a tutti. Così la festa è stata veramente grande che ha coinvolto i cittadini del quartiere. Finalmente la piazza era diventata l’incontro della gente come dovrebbe essere sempre»

30.04.2012 - 10:34  |  Filippo Magni