La Famiglia: il lavoro e la festa
La Famiglia: il lavoro e la festa

30 maggio - 3 giugno 2012

Generazione e nuova evangelizzazione

Settima puntata dalle "Riflessioni sulla famiglia", la rubrica di monsignor Giuseppe Angelini, docente di teologia morale alla facoltà teologica dell'Italia settentrionale

La lingua da tutti parlata ha ormai sanzionato il nuovo imperativo categorico della pastorale, la nuova evangelizzazione. Anche tra i sacerdoti però sono molti quelli che si chiedono che cosa voglia dire, nuova evangelizzazione; essa è necessaria soltanto perché la notizia di Gesù non è più nota a tutti e deve essere annunciarla da capo? Nuova dev’essere l’evangelizzazione soltanto nel senso di ripetuta? Oppure nuova dev’essere perché realizzata in forme diverse rispetto a quelle dei secoli passati?

I secoli passati sono quelli della cristianità. Allora la verità del vangelo era scritta – per così dire – sui muri, non soltanto delle Chiese, ma delle città; era scritta nel calendario civile, nei gesti rituali da tutti compiuti, nella lingua da tutti parlata. I figli, battezzati quam primum, crescevano respirando la verità del vangelo. La tempestività del battessimo era certo raccomandata anche dalla dottrina quasi terroristica di Agostino sui bambini che muoiono senza battesimo; quella prassi ha in ogni caso operato nel senso di conferire al bambino non battezzato lo statuto quasi di estraneo al consorzio umano, una bestiolina, come talora si diceva. Espressione dura, certo; ma Gesù stesso aveva usato un vezzeggiativo simile in risposta alla donna greca, che gli chiedeva di guarire la figlia: Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini (Mc 7,27).

Un tempo il vangelo era scritto nello spazio entro il quale i figli crescevano. Essi diventavano cristiani succhiando il latte. Agostino lo ha espressamente riconosciuto; ricordando il fervore spirituale acceso in lui, religiosamente dubbioso, dalla lettura dell’Ortensio di Cicerone, riconosce: «Quel discorso mi accendeva e mi faceva ardere, e in tanto fuoco una cosa sola mi raffreddava, che non vi comparisse il nome di Cristo, perché questo nome - secondo la tua bontà, Signore - questo nome del mio Salvatore, tuo figlio, il mio cuore ancora intatto l'aveva fiduciosamente succhiato col latte materno e lo conservava nel profondo. E senza questo nome qualunque opera, per quanto dotta e raffinata e veridica, non mi conquistava del tutto» (Confessioni 4.4.8).

Un cristianesimo succhiato con il latte esiste sempre meno; i cattolici aggiornati poi spesso lo squalificano, come “cristianesimo sociologico” o “di popolo”; raccomandano l’alternativa di un cristianesimo della scelta piuttosto che della tradizione. Appunto tale alternativa esigerebbe una nuova evangelizzazione.

Eppure… Può davvero la fede fare a meno della tradizione? E di quella precisa tradizione propiziata dal latte materno? La festa di Pasqua suggerisce efficacemente il nesso tra la liturgia cristiana e il rapporto tra genitori e figli. È scritto infatti in Esodo: Quando poi sarete entrati nel paese che il Signore vi darà, come ha promesso, osserverete questo rito. Allora i vostri figli vi chiederanno: Che significa questo atto di culto? Voi direte loro: E` il sacrificio della pasqua per il Signore, il quale è passato oltre le case degli Israeliti in Egitto, quando colpì l’Egitto e salvò le nostre case (12, 25-27).

Come interpretare questo nesso tra il rito della Pasqua, i riti religiosi in genere (vedi Dt 6, 20ss), e il rapporto tra genitori e figli? Non basta dire che per i bambini piccoli la parola dei genitori ha un’efficacia singolare. Occorre invece riconoscere che i genitori stessi sono come un vangelo. Molto prima di pensarlo e volerlo, attestano ai figli la buona notizia di un amore certo e assolutamente efficace. Appunto di questo primo vangelo è articolazione quello articolato nel nome di Gesù. Si deve dire ancora di più: senza il vangelo iscritto nella relazione tra genitori e figli non saprebbe possibile articolare neppure il vangelo di Gesù. Nella civiltà cristiana il nesso si realizzava senza necessità che esso fosse deliberatamente cercato; nella società secolare no. La nuova evangelizzazione deve impegnarsi a dare parola cristiana al vangelo materno e in tal modo istruire le madri cristiane a proposito del loro impegnativo compito.

Qui sotto i precedenti contributi di monsignor Angelini

- 6) La scelta di generare: un voto

 

- 5) I figli: perché sono così pochi e arrivano tanto tardi?

- 4) Che mangeremo, di che ci vestiremo? La famiglia, luogo delle cure pagane

- 3) Onora il Padre e la madre: il principio dell'ordine morale

- 2) Il segno di Cana, una festa che non finisce mai

- 1) La famiglia affettiva. E sola

10.04.2012 - 12:35  |  Paolo Rappellino