Un ministero che combacia con quello degli apostoli
Quinta sesta della rubrica "Pietro a Milano", curata da monsignor Pierangelo Sequeri, docente di teologia fondamentale alla facoltà teologica dell'Italia settentrionale
Il simbolo delle pietre vive e della costruzione ben compaginata ritorna in un altro scritto delle origini cristiane. Si tratta di un testo enigmatico suggestivo, espressione della comunità di Roma nella prima metà del II secolo. E’ conosciuto come “Il Pastore di Erma”.
Lo scritto espone quattro “visioni” e un elenco di istruzioni spirituali indicate come “precetti” e “similitudini”. Un motivo caratteristico delle visioni, che si concludono con la visione del Pastore, da parte di Erma, è la presenza di una Signora che interpreta i segni. La Signora, che viene identificata con la Chiesa, è alternativamente una donna molto anziana e severa, o una giovane bella e leggiadra. La donna anziana è la Chiesa che istruisce sulla fede autentica (“Perché fu creata prima di tutte le cose, spiega l’angelo, per questo è anziana e per lei è stato ordinato l’universo”). La Madre-Chiesa, che porta i segni del tempo, invita alla conversione e alla penitenza la stessa comunità cristiana di Roma (impersonata da Erma), che attraversa una fase di rilassatezza, incertezza, mondanizzazione. La giovane è la Vergine-Chiesa che riceve gioia ed energia dalla purificazione di molti che si sono liberati dalle loro debolezze, e ritornano “totalmente giovani”, sciolti nei movimenti e “ben saldi” nella prova.
Nella terza visione, la Chiesa è anche la misteriosa costruzione di una Torre alla quale attendono giovani angeli vigorosi e instancabili. La visione illustra le qualità e i difetti dei diversi tipi di pietre che gli angeli hanno a disposizione. La parte più interna e preziosa della Torre è fatta di pietre bianche, perfettamente squadrate, che combaciano nelle loro giunture fino a renderle invisibili: così da lasciarla percepire come scolpita in un'unica grande pietra. “Sono gli apostoli, i vescovi, i maestri e i diaconi – spiega la Chiesa-Signora – i quali, procedendo secondo la modestia di Dio, hanno governato, insegnato e servito con purezza e santità gli eletti di Dio. Di questi alcuni sono morti, altri vivono ancora. Vissero sempre in armonia fra loro, mantennero la pace fra loro e si ascoltavano reciprocamente. Per questo, nella costruzione della torre, le loro giunture combaciano perfettamente” (III, 13). Nella nona similitudine, l’angelo della penitenza e della conversione dice: “Voglio mostrarti quanto ti ha manifestato lo Spirito Santo che ti ha parlato nella figura della Chiesa” (IX, 78, 1). La visione della Torre ritorna, ma con più grande ampiezza di simboli e di dettagli. La novità essenziale, però, è che adesso appare, a sostegno della Torre, una grande pietra bianca, nella quale si apre un maestoso ingresso. “La roccia e la porta sono il Figlio di Dio”, dice l’angelo. “Perché – chiede Erma – la roccia è antica e la porta è nuova? La roccia è antica perché il figlio di Dio “è generato prima di ogni creatura, per essere consigliere del Padre nella creazione”, risponde l’angelo. La porta è nuova, invece, spiega sempre l'angelo, perché Egli si manifestò nei tempi ultimi: affinché “tutti quelli che desiderano salvarsi”, possano entrare nel Regno di Dio “attraverso di essa”.
La coscienza di un ministero ordinato che “combacia perfettamente” con quello degli Apostoli, e fa tutt’uno con essi nell’edificazione della Chiesa fondata su Gesù Cristo, è suggestivamente illustrata. Quando nella comunità questo legame si allenta, essa mostra i segni del tempo e annuncia il tempo della conversione. La bellezza della costruzione è trascurata. La ritrovata concordia del ministero ordinato con la tradizione apostolica incoraggia la purificazione della fede, sostiene la conversione dall’avvilimento, restituisce al fervore dell’evangelizzazione. Noi vediamo di nuovo, distintamente, la Roccia e la Porta. E la Chiesa è giovane e bella.
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